L’anzianità di servizio nella Polizia municipale o locale

L’ANZIANITA’ DI SERVIZIO

Una delle questioni più sentite dagli addetti ai lavori, capace di scatenare le discussioni più polemiche e fragorose, riguarda il ruolo (presunto) che l’ordinamento affiderebbe all’anzianità di servizio.

Alcuni di essi, deplorando giustamente taluni effetti patologici della c.d. “meritocrazia“, rivendicano un ritorno al sistema degli scatti automatici per anzianità (mutuando idealmente il sistema di avanzamento di grado delle Forze Armate e di Polizia dello Stato); senza peraltro accorgersi che tale dibattito attiene alla politica legislativa, ovvero alle conseguenze eventuali di una realtà ipotetica e, perciò, non al diritto.

Sul punto va subito fatta chiarezza: il vigente ordinamento professionale non attribuisce alcuna rilevanza all’anzianità!

Coloro che ancora si ostinano ad affermare il contrario, probabilmente, ignorano tre questioni fondamentali: 1) l’anzianità di servizio, quale elemento caratterizzante della progressione di carriera, è stata oramai definitivamente eliminata circa 25 anni fa; 2) ciò non è avvenuto per mera svista del legislatore, bensì per una precisa scelta riformatrice in chiave meritocratica; 3) il rapporto di lavoro degli addetti alla Polizia municipale o locale è, attualmente e sino ad eventuali riforme (ancora ben lungi dall’essere imminenti), disciplinato dai CCNL del comparto delle Regioni ed Autonomie Locali.

Pocanzi ho volutamente tralasciato di approfondire il significato che, prima di tutto, dovrebbe essere attribuito al concetto di “anzianità“. E, come dimostrerò, non si tratta di una questione di lana caprina.

Quando si parla di anzianità di servizio, debbo presumere ci si riferisca a quel relitto originariamente previsto da vari accordi sindacali relativi al pubblico impiego che, all’epoca, divenivano vincolanti in seguito al loro recepimento sotto forma di Decreto del Presidente della Repubblica.

Per comprendere di cosa si trattava, basta ripercorrere gli istituti della progressione economica per scatti e classi (soppressa già dal 01/01/1983, per effetto dell’art. 41 del D.P.R. N° 347/1983) e della retribuzione individuale di anzianità (la cui misura ultima venne stabilita dall’art. 44 del D.P.R. N° 333/1990, esclusivamente per il personale già in servizio al 31/12/1988), per i quali veniva maturato il diritto alla percezione di determinati aumenti dello stipendio decorrenti, ciascuno, dal compimento di prestabiliti intervalli temporali (tali erano, appunto, i c.d. “scatti di anzianità“).

A tal fine giova ricordare che tale istituto consisteva, più precisamente, nell’anzianità di servizio maturata in quella specifica qualifica funzionale o livello retributivo. Non veniva, cioè, computata l’intera carriera del lavoratore.

È importante comprendere che non si tratta di una irrilevante sottigliezza giuridica, bensì di un particolare decisivo; motivo per cui cercherò di spiegarmi meglio.

Nel caso del passaggio ad una qualifica superiore, infatti, l’anzianità di servizio valevole ai fini degli scatti di anzianità veniva azzerata; di conseguenza, gli aumenti dello stipendio derivanti dagli scatti pregressi venivano riassorbiti nel trattamento in godimento per la qualifica superiore.

Analoga procedura ha seguito l’art. 7 c. 4 del C.C.N.L. del 31/03/1999; il quale, prevedendo la collocazione del personale dell’area di vigilanza dalla 5^ alla 6^ Q.F., con decorrenza dal 01/01/1998, ha altresì disposto il conseguente riassorbimento dell’integrazione tabellare prevista dall’art. 37 c. 1 lett. a) C.C.N.L. 06/07/1995.

Tale disposizione ha pertanto provocato il passaggio ad una categoria professionale superiore, e l’inquadramento nel profilo professionale degli istruttori (in luogo di quello dei collaboratori), con conseguente migrazione alle declaratorie dei lavoratori diplomati (e, quindi, non più in possesso della sola scuola dell’obbligo!).

Non vi è alcun dubbio sulla portata innovativa della disposizione in questione, la quale ha previsto uno scivolo automatico in favore del personale già inquadrato nella 5^ Q.F. (ancorché in possesso della sola licenza di scuola media inferiore!), al solo scopo di prevenire l’insorgenza di quegli effetti pregiudizievoli che, l’altrimenti inevitabile disallineamento professionale con il personale diplomato neoassunto (il quale sarebbe stato inquadrato già inizialmente in cat. “C“) avrebbe certamente sortito.

Per questi motivi, l’anzianità di servizio del personale attualmente inquadrato nella cat. “C“, potrebbe decorrere soltanto dal 01/01/1998.

L’unica eccezione potrebbe interessare esclusivamente il personale che, pur essendo già inquadrato nella 6^ Q.F. prima del 01/01/1998, non ha tuttavia potuto beneficiare delle disposizioni speciali previste dall’art. 29 del C.C.N.L. 14/09/2000, ed ha quindi mantenuto sostanzialmente invariato un medesimo mansionario.

Tra l’altro, nella speranza di soddisfare i colleghi nostalgici ed ammiccanti, ritengo opportuno sottolineare che gli ordinamenti delle Forze Armate e di Polizia dello Stato prevedono un meccanismo pressoché identico; ove l’anzianità di servizio valevole ai fini della gerarchia e dell’avanzamento, è riferita alla permanenza nell’ultimo grado o qualifica posseduti, e non all’intero percorso di carriera.

Sarei curioso di sapere se chi insiste nell’avanzare la proposta di imperniare il grado sull’anzianità di servizio (e quindi non sulle categorie e le rispettive progressioni economiche, come invece sarebbe logico e, forse, persino naturale!), vorrà ancora una volta ribadirne la bontà, pur sapendo di non poter vantare una anzianità superiore ai 16 anni!

1 Commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


*