Indennità di turno e festivo infrasettimanale: ancora dei dubbi?

ANCORA DEI DUBBI?

Con voce sempre più insistente, circolano pareri tendenti ad escludere la cumulabilità tra l’istituto dell’indennità di turno ed il trattamento dei festivi infrasettimanali.

Pur non essendo un giurista, vorrei contribuire a dirimere una questione ormai annosa ed esporre a tal fine interessanti argomentazioni che ritengo decisive, anche a prescindere dagli orientamenti giurisprudenziali, che pure non mancano (su tutti, Cass. sez. Unite Civili, sent. N° 9097/2007).
E mi proporrò di farlo con uno spunto interpretativo rimasto, sinora, inspiegabilmente inesplorato.

Com’è noto, l’interpretazione di un contratto deve essere condotta seguendo le norme contenute negli artt. 1362-1371 c.c..
E l’art. 1366 c.c. impone all’interprete di dare al contratto lo stesso significato che gli attribuirebbero dei contraenti corretti e leali (trattasi del criterio di buona fede).

Chiunque non si trovasse in accordo su tali premesse, sarà libero di aderire alle tesi dell’U.P.P.A. e dell’A.R.A.N. (a proposito, il primo non fa’ altro che richiamare il parere del secondo!), e potrà quindi evitare di proseguire la lettura di questo scritto.

Infatti, ciò che di seguito intendo dimostrare è l’assurdità delle tesi formulate dall’U.P.P.A. e dall’A.R.A.N., ed il loro sviamento dal criterio oggettivo della buona fede nell’interpretazione di talune clausole del CCNL.

Inizierò questa dissertazione riportando lo stralcio di una mia nota, scritta due anni fa’: “Le suggestive argomentazioni svolte dall’U.P.P.A a sostegno del parere di cui sopra, peraltro giustamente ignorato nella quasi totalità degli enti, giungerebbero ad una conclusione che sarebbe paradossale. E cioè che, pur riconoscendo la sussistenza di una situazione di disagio consistente nella prestazione di lavoro in turno (meritevole di essere compensata con uno specifico emolumento), i lavoratori turnisti verrebbero ulteriormente penalizzati rispetto a tutti gli altri dipendenti dello stesso ente, perché in tal caso essi si vedrebbero costretti a rendere, nell’arco della settimana, e senza alcuna specifica remunerazione, un numero di ore lavorative decisamente maggiore rispetto a questi ultimi (nel caso specifico del 5 agosto scorso – giovedì, i lavoratori non turnisti del Comune di Cuglieri avrebbero dovuto, altrimenti, lavorare per 9 ore ma, essendo tale giornata considerata festiva infrasettimanale, hanno esaurito il loro debito settimanale lavorando 27 ore anziché 36 come invece richiesto ai turnisti!). È assai evidente come il solo trattamento economico di cui all’art. 22 del CCNL del 14/09/2000, pur muovendo nella direzione di indennizzare una situazione di disagio connessa alla particolare articolazione dell’orario di lavoro, risulterebbe invece del tutto insufficiente, ipotizzando lo scenario delineato dall’U.P.P.A., anche soltanto a remunerare il solo maggior numero di ore lavorate!“.

Ma cosa dicono esattamente le norme contrattuali?

L’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.
Orbene, la misura del compenso per il lavoro straordinario è determinata maggiorando la retribuzione oraria:

  • del 15% per il lavoro straordinario diurno;
  • del 30% per il lavoro straordinario festivo o notturno;
  • del 50% per il lavoro straordinario notturno-festivo.

Inoltre, anche in assenza di rotazione per turno:

  • nel caso di lavoro ordinario notturno e festivo è dovuta una maggiorazione della retribuzione oraria nella misura del 20%;
  • nel caso di lavoro ordinario festivo-notturno la maggiorazione dovuta è del 30%.

Infine, al solo personale turnista è corrisposta una indennità che compensa interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell’orario di lavoro i cui valori sono stabiliti come segue:

  • turno diurno: maggiorazione oraria del 10% della retribuzione;
  • turno notturno o festivo: maggiorazione oraria del 30% della retribuzione;
  • turno festivo notturno: maggiorazione oraria del 50% della retribuzione.

Ed ecco dove sta il paradosso! Stando a quanto sostengono l’U.P.P.A. e l’A.R.A.N.:

  • il lavoro diurno festivo infrasettimanale, in assenza di rotazione per turno, darebbe luogo alla maggiorazione del 20% della retribuzione oraria (e con diritto al riposo compensativo!), oppure ad una retribuzione piena ed ulteriore nonché maggiorata del 30% (trattasi del compenso per il lavoro straordinario!).
  • il lavoro diurno festivo infrasettimanale invece, qualora svolto in regime di turnazione, darebbe luogo solamente alla maggiorazione del 30% della retribuzione oraria (trattasi del compenso previsto per il turno notturno o festivo), e senza alcun diritto al riposo compensativo!

Faccio un esempio, aderente alla realtà di moltissimi Comuni; così spiegherò meglio l’assurdità di una tale interpretazione!

Tizio, Caio, Sempronio e Mevio sono quattro lavoratori dipendenti del Comune di Tal dei Tali.
Tutti loro sono inquadrati in cat. C, posizione economica C/1.
I primi tre sono degli impiegati amministrativi, e sono sottoposti ad un orario di lavoro articolato su cinque giorni settimanali, con due rientri pomeridiani della durata di tre ore ciascuno, da effettuarsi nel lunedì e nel mercoledì. Il quarto è un agente di Polizia Municipale ed è sottoposto ad un orario di lavoro articolato, invece, su turni antimeridiani e pomeridiani, per sei giorni settimanali.
Nella giornata di mercoledì, 25 aprile p.v., l’Amministrazione Comunale di Tal dei Tali organizzerà le celebrazioni per la festa nazionale dell’Anniversario della Liberazione, con degli eventi che si svolgeranno in orario diurno.
Tizio non è stato coinvolto nell’organizzazione degli eventi, e trascorrerà quindi la giornata festiva infrasettimanale libero dal lavoro; peraltro, ciò non comporterà alcun debito lavorativo, nonostante il minor numero di ore complessivamente lavorate nell’arco della settimana (Tizio lavorerà infatti per 27 ore, anziché per le consuete 36!).
Mevio, invece, lavorerà nel turno pomeridiano dalle ore 14 alle ore 20.
Caio e Sempronio, infine, vengono coinvolti nell’organizzazione. Il dirigente ha stabilito che, per il giorno 25 aprile, dovranno lavorare in via eccezionale dalle ore 8 alle ore 14. Caio, però, opta per avere in cambio una giornata di riposo compensativo; mentre Sempronio opta per il pagamento del lavoro straordinario festivo.

Quali sarebbero, per i quattro lavoratori, le conseguenze pratiche auspicate dell’U.P.P.A. e dall’A.R.A.N.? Vediamole un po’…

In conclusione, pur essendo pacifico che la particolare articolazione dell’orario di lavoro in regime di turnazione comporta un disagio (meritevole di essere compensato con uno specifico emolumento), al personale turnista verrebbe invece riservato un trattamento di gran lunga peggiore rispetto al rimanente personale che, al contrario, ne è esente!

Ora, alla luce dei consueti canoni ermeneutici, mi chiedo come sia possibile sostenere la tesi della non cumulabilità dei due istituti contrattuali (e cioè, dell’indennità di turno e del trattamento per il lavoro festivo infrasettimanale), interpretando delle clausole finalizzate a ristorare un disagio (il regime orario di turnazione), in un senso talmente assurdo che dispiegherebbe, paradossalmente, degli effetti ancora più afflittivi nei confronti del personale turnista! Abbiamo ancora dei dubbi?

1 Commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


*